Nessuno (o quasi) si senta escluso

Qualche giorno fa, leggendo questo articolo, ho pensato che il problema della chiusura della nostra economia è solo una delle diverse facce di una società che in molte sue componenti ha sempre dato (o sta dando negli ultimi anni) la peggior prova di sè.

Niente di nuovo, per carità, ma come non fare il parallelo con una politica sempre più autoreferenziale (parola ormai abusata; ma chissà perchè?) e chiusa al cambiamento dei propri “assetti proprietari” (forse si potrebbero anche evitare, le virgolette); e questo anche, se non soprattutto, a sinistra. Oppure, saltando di palo in frasca, come non pensare alla chiusura verso lo straniero di certe parti politiche e sociali. E ancora, che vogliamo dire di un mondo delle professioni ancora fortemente imperniato/arroccato sugli ordini, con la scusa della garanzia della qualità delle prestazioni? E si potrebbe continuare ancora un bel pò con altri esempi.

La verità è che non è solo la nostra economia a soffrire di nanismo, ma tutta la nostra società, e il bello è che troppo spesso ce ne facciamo pure un vanto. Tutti, su scala macro e micro, a difendere il proprio orticello per paura di perdere quel poco o tanto potere conquistato. Il risultato è un paese sempre più vecchio e alla deriva. Evviva l’italianità!

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