Roma e le responsabilità politiche

Come era facile immaginare, oggi spopolano link, commenti, status etc relativi all’intervista di Carlo Bonini al black blok della manifestazione di sabato scorso.

Siccome non mi interessa avere la conferma che gli stronzi sono stronzi, e che le anime belle devono smetterla di fare le anime belle perché tali non sono (quasi ovvio per me), mi è sembrato molto, ma molto più interessante questo contributo di Andrea Cortellessa, da cui estrapolo un passaggio:

“Quello che non avevamo messo a fuoco sino a ieri (ma il 14 dicembre poteva bastare) è che i Neri non sono più isolati. E non sono più isolabili. Questo pure è un dato politico che non vedere, come insiste a non voler vedere l’informazione generalista, nella migliore delle ipotesi è cieco. Se dieci anni fa i Neri erano pochi e isolabili, e ora sono tanti e non isolabili, è perché in questi dieci anni sono riusciti ad aggregare. Hanno preso e portato con sé migliaia di giovani (e giovanissimi) che non si limitano più a lamentarla, la propria assenza di futuro: la vivono, e la rappresentano, nel solo modo che sia stato loro lasciato. Cioè spaccando tutto.

La responsabilità politica, di questo isolamento, è evidente. Dei partiti della cosiddetta opposizione parlamentare, neppure mette conto parlare. Ma il Grande Sindacato di Sinistra, sfilandosi dalla manifestazione all’ultimo momento, non solo ha ribadito plasticamente una propria scelta di campo ormai a sua volta decennale (difendere solo i diritti acquisiti di pensionati e pensionandi che sono la grande maggioranza dei suoi iscritti): ha anche la responsabilità di aver lasciato centinaia di migliaia di manifestanti senza uno straccio di servizio d’ordine. Si ha un bell’idealizzare il movimento dal basso, l’auto-organizzazione. I risultati, si sono visti a San Giovanni. È stato il Disastro. E il fatto che fosse un Disastro Annunciato non lo rende meno grave – anzi.

Non capire questa dinamica ci condannerà a viverla nei prossimi anni decuplicata, centuplicata. Le piazze torneranno vuote. Torneranno a essere solo campi di battaglia.Ti sei abituato a non avere rappresentanza politica. Ti sei abituato a non ricevere nessuna proposta. Ti sei abituato a vivere senza prospettive. Forse non eri abituato a venire, per soprammercato, pure preso per il culo. Quel che è davvero intollerabile è vivere nel vuoto. Quando si fa l’esperienza del vuoto, quando la si fa davvero, ci si appiglia a qualunque cosa. In tanti, in un vuoto politico siderale che dura da dieci anni, hanno finito per appigliarsi al primo che passa. Non importa se è vestito di nero – e se ha dei comportamenti di merda.”

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