Forse non sarà domani

Gli spazi aperti trasformano il sistema educativo danese: è la traduzione, più o meno letterale, del titolo di un articolo del WSJ ripreso e sintetizzato qui da IlPost.

Facendo ovvi paragoni con la situazione italiana, tre cose mi sono venute quasi immediatamente alla mente:

– test e valutazioni possono essere strumenti utilissimi: dipende dall’uso che se ne vuol fare (o che non se ne vuole fare)

– la necessità di un ripensamento del sistema educativo nel suo complesso

– il cambiamento della cassetta degli attrezzi: strumentazione e, appunto, spazi

Lo so, in Italia parlare di scuola e di edilizia scolastica vuol dire spesso parlare di realtà dove si fa scuola in appartamenti in condominio o in strutture centenarie fatiscenti.  E allora? Siccome credo che la (ri)costruzione di un futuro passa attraverso progetti apparentemente visionari e irrealizzabili, e siccome per i miei figli vorrei qualcosa di meglio di quanto si devono sorbire oggi per 8 ore al giorno per 10 mesi all’anno … pensiamo in grande!

Casomai non sarà domani, neppure dopodomani e nemmeno tra 10 anni; casomai sarà per i loro figli, ma … prima ci muoviamo e prima quel giorno arriverà.

PS: guardatevi la foto sul WSJ  di una di queste nuove scuole danesi e morite d’invidia con me!

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La panchina metaforica

Molti insegnanti e maestri lo sanno benissimo, forse ne sono meno convinti molti genitori: le sospensioni e le punizioni fini a se stesse a scuola (ma non solo lì) servono a poco. Servono ancora meno quando, sul piano soggettivo,  si ha a che fare con coloro che sono già a rischio di esclusione/espulsione dai contesti di riferimento per  i motivi più vari e, sul piano oggettivo, in un sistema scolastico come il nostro fortemente caratterizzato dal fenomeno dell’abbandono precoce.

Leggete cosa propone il neo sottosegretario Marco Rossi Doria: io la chiamerei sospensione attiva su una panchina metaforica. Che poi intellettuali (non solo loro, intendiamoci) molto seguiti ultimamente anche a sinistra come Paola Mastrocola abbiano da ridire non mi meraviglia: le soluzioni facili facili sono sempre le più popolari e non a caso piacciono molto a chi, come quelli del Giornale, hanno un’idea della scuola e dell’educazione non proprio “progressista”.

A proposito: sarebbe bello che in un futuro governo di centrosinistra (semmai ce ne sarà uno) fosse lui, Marco Rossi Doria, il Ministro dell’Istruzione: ha competenza, storia, esperienza e capacità di guardare avanti (senza facili demagogie passatiste) da vendere.

Ogni momento è il momento sbagliato

Convivo felicemente da 20 anni con la mia compagna, abbiamo 2 figli e, finora, non abbiamo mai sentito la necessità di ufficializzare questa unione. Sarà che l’altro giorno ho superato la soglia dei 50 anni, ma è un po’ che, per tutta una serie di motivi facilmente immaginabili (tra cui i figli), stiamo pensando al matrimonio (da non credenti) civile.

Va be’, fatelo, si dirà! Certo, ma non è questo il problema.

E una volta perché i tempi non sono maturi, un’altra volta perché non si possono urtare le sensibilità dei cattolici, adesso perché le urgenze sono altre, quello che per me e la mia compagna è un problema facilmente risolvibile, per altre coppie no.

Che dite, passata la buriana, arriverà il momento in cui affrontiamo e risolviamo il problema delle unioni civili per tutti e per tutte?

Roma e le responsabilità politiche

Come era facile immaginare, oggi spopolano link, commenti, status etc relativi all’intervista di Carlo Bonini al black blok della manifestazione di sabato scorso.

Siccome non mi interessa avere la conferma che gli stronzi sono stronzi, e che le anime belle devono smetterla di fare le anime belle perché tali non sono (quasi ovvio per me), mi è sembrato molto, ma molto più interessante questo contributo di Andrea Cortellessa, da cui estrapolo un passaggio:

“Quello che non avevamo messo a fuoco sino a ieri (ma il 14 dicembre poteva bastare) è che i Neri non sono più isolati. E non sono più isolabili. Questo pure è un dato politico che non vedere, come insiste a non voler vedere l’informazione generalista, nella migliore delle ipotesi è cieco. Se dieci anni fa i Neri erano pochi e isolabili, e ora sono tanti e non isolabili, è perché in questi dieci anni sono riusciti ad aggregare. Hanno preso e portato con sé migliaia di giovani (e giovanissimi) che non si limitano più a lamentarla, la propria assenza di futuro: la vivono, e la rappresentano, nel solo modo che sia stato loro lasciato. Cioè spaccando tutto.

La responsabilità politica, di questo isolamento, è evidente. Dei partiti della cosiddetta opposizione parlamentare, neppure mette conto parlare. Ma il Grande Sindacato di Sinistra, sfilandosi dalla manifestazione all’ultimo momento, non solo ha ribadito plasticamente una propria scelta di campo ormai a sua volta decennale (difendere solo i diritti acquisiti di pensionati e pensionandi che sono la grande maggioranza dei suoi iscritti): ha anche la responsabilità di aver lasciato centinaia di migliaia di manifestanti senza uno straccio di servizio d’ordine. Si ha un bell’idealizzare il movimento dal basso, l’auto-organizzazione. I risultati, si sono visti a San Giovanni. È stato il Disastro. E il fatto che fosse un Disastro Annunciato non lo rende meno grave – anzi.

Non capire questa dinamica ci condannerà a viverla nei prossimi anni decuplicata, centuplicata. Le piazze torneranno vuote. Torneranno a essere solo campi di battaglia.Ti sei abituato a non avere rappresentanza politica. Ti sei abituato a non ricevere nessuna proposta. Ti sei abituato a vivere senza prospettive. Forse non eri abituato a venire, per soprammercato, pure preso per il culo. Quel che è davvero intollerabile è vivere nel vuoto. Quando si fa l’esperienza del vuoto, quando la si fa davvero, ci si appiglia a qualunque cosa. In tanti, in un vuoto politico siderale che dura da dieci anni, hanno finito per appigliarsi al primo che passa. Non importa se è vestito di nero – e se ha dei comportamenti di merda.”

Indignati a priori?

Da tempo c’è una parte del PD e dei progressisti in generale  che si dimostra particolarmente sensibile a quanto succede al di fuori del palazzo e della politica ufficiale/istituzionale (la c.d. società civile).

Bene, credo che sia la strada maestra da seguire per rinnovare i partiti e il PD, il mio partito, e per cercare quantomeno una “riduzione del danno” derivante dall’antipolitica, dalla disaffezione della gente nei confronti della politica con la p minuscola e così via: almeno in parte (una buona parte), sono tutti prodotti di come abbiamo fatto politica in questi ultimi 20 anni. In questo senso iniziative come Il nostro tempo sono non importantissime, di più!

Detto questo, credo però che un errore da evitare sia la rincorsa spregiudicata e acritica di tutto ciò che si muove intorno a noi.

Ad esempio, domani è il giorno degli “indignati”. E’ chiaro che i problemi sollevati da questo movimento sono assolutamente reali e, almeno noi che ci diciamo di sinistra, il problema di confrontarci con questa realtà, come con tante altre, dobbiamo porcelo. Ma dobbiamo anche essere in grado di dire dei no rispetto ad alcune idee e proposte che, francamente, mi sembrano ai limiti del ridicolo.

Forse l’ho detto male, ma il succo è: alziamo le antenne, parliamo con chi ci sta vicino, cerchiamo di capire tutte le ragioni in campo e facciamole anche nostre, ma attraverso una nostra iniziativa e una nostra sintesi; in caso contrario staremo facendo solo populismo a buon mercato.

Il PD che non (mi) piace

L’elezione del nuovo presidente dell’Anci è una notizia marginale nel quadro politico attuale. Quello che mi ha colpito, però, è il solito pastrocchio messo in scena dal PD: l’Anci raggiunge un accordo bipartisan su Delrio, sindaco di Reggio Emilia, i vertici del PD (e non solo, a quanto pare) non sono d’accordo, si inventano delle primarie (ebbene sì, avete capito bene, primarie) in casa PD tra Delrio e Emiliano, e si finisce con una sconfitta (ma no!?).

Per quanto mi riguarda non è un problema di nomi: Delrio, Emiliano, Bersani, D’Alema, Renzi e, a quanto pare, Vendola.

Per quanto mi riguarda è in ballo solo il (solito) PD che non vorrei.

La Gelmini, Repubblica e le bocciature

La notizia sarebbe questa: la pretesa maggior severità della scuola italiana ai tempi della Gelmini è una bufala basata su dati più o meno taroccati.

Che la Gelmini sia lì, al MIUR, a vendere fumo e a fare propaganda non ci piove.  Speriamo solo che a breve lei e i suoi amici tolgano il disturbo.

Detto questo però, nella mia ignoranza e senza dati disponibili, chiedo un po’ retoricamente ma molto umilmente:

1) i dati riportati da Repubblica mi pare si riferiscano ai primi 4 anni di scuola superiore considerati nel loro insieme; cosa viene fuori se, ad esempio, raffrontiamo il trend delle bocciature nelle sole prime classi delle superiori?

2) quali sono i dati delle bocciature nelle scuole medie inferiori sempre negli ultimi anni? Repubblica non ne parla.

3) cosa succede in Italia, sempre a proposito di bocciature, in confronto agli altri paesi dell’OCSE? Così, tanto per sapere se siamo più o meno severi degli “altri”.

Quello che vorrei dire è che smascherare la manipolazione dei dati fatta a fini puramente propagandistici va bene, dopodicché vorrei anche capire se ci interessa di più smascherare le menzogne di questo governo di incompetenti o invece crediamo che, per ricostruire il nostro sistema scolastico, i cui mali non nascono tutti con l’avvento della Gelmini, dobbiamo prioritariamente affrontare, tanto per rimanere in tema, i problemi della dispersione scolastica (se non sbaglio, siamo intorno al 20%), del significato e dell’utilità di misure draconiane come la bocciatura.

E poi scusate: quando la Gelmini recita la parte di colei che ha reintrodotto la selezione, noi giù a criticare (giustamente, dico io) perché così non si risolvono i problemi e le loro cause, salvo poi, quando viene smentita dai fatti (i dati di oggi), continuare a criticarla perché non è stata in grado di aumentare una selezione finora da noi contestatissima? Ma questo potrebbe essere l’argomento di un altro post sulla coerenza e sulla qualità di certa informazione.

Qui da noi no eh?

Anche in Danimarca vengono da un lungo periodo di governo del centrodestra (non come il nostro, ma va beh) e la colazione di centrosinistra vincente cosa si inventa? Tutto questo! Ma sono pazzi, direbbe qualcuno qui da noi. Credo invece che i pazzi siamo noi.

Proviamoci

… poi, subito dopo lo sconcerto, leggo cosa scrive Luca Sofri e un po’, ma solo un po’, mi si riapre il cuore.

Sconcerto

Se la Confindustria è sconcertata, figurarsi noi poveri mortali.

Personalmente credo che ormai il problema non siano più i contenuti politico-economici -parole grosse- della futura manovra: ormai siamo ai numeri e alle parole in libertà (mica si chiamano Popolo delle LIBERTA’ per niente!). Meglio aspettare che si mettano d’accordo per poi riparlarne.

La cosa più preoccupante è che, di fronte a tanta incapacità, insipienza etc etc, la Grecia si stia avvicinando sempre di più.

Uno dice: sì, però abbiamo una opposizione con le idee chiare. Se il benchmark dell’opposizione in materia attualmente è il pd e il suo decalogo anticrisi, c’è poco di che consolarsi; senza la scelta coraggiosa delle priorità di cui ha parlato anche Boeri la scorsa settimana non si va da nessuna parte. E, giuro, la cosa mi dispiace moltissimo: per il paese in cui vivo e anche per il pd.