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Ma ci sono o ci fanno?

L’ accordo sulla riforma elettorale, a mio parere, è l’esemplificazione di quello che la classe dirigente dei maggiori partiti italiani è in grado di produrre oggi: il nulla nella migliore delle ipotesi, pasticci e porcherie nella peggiore.

Se dovesse mai arrivare in porto per come è descritta oggi sui giornali, siamo di fronte ad un maialinum (definizione civatiana), il cui unico scopo sarebbe parare il culo a ABC (di più ad A e C, meno a B).  Se, come spero, verrà modificata (ma qui ci vorrebbe uno stravolgimento) resta un problema grosso come una casa: il tentativo iniziale è l’ennesimo segnale, l’ennesima giustificazione della distanza intergalattica che separa i cittadini dai partiti. E poi chi è che alimenta l’antipolitica? Anzi, chi è che fa antipolitica?

Una domanda ai dirigenti del Pd per concludere: ma abbiamo sostenuto (l’abbiamo sostenuta, vero?) la richiesta di referendum abrogativi del porcellum per poi partorire questa schifezza? Così, giusto per sapere.

PS: una delle chicche dell’accordo è l’ “avvio del superamento del bicameralismo perfetto”. Ma mi faccia il piacere!

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Indignati a priori?

Da tempo c’è una parte del PD e dei progressisti in generale  che si dimostra particolarmente sensibile a quanto succede al di fuori del palazzo e della politica ufficiale/istituzionale (la c.d. società civile).

Bene, credo che sia la strada maestra da seguire per rinnovare i partiti e il PD, il mio partito, e per cercare quantomeno una “riduzione del danno” derivante dall’antipolitica, dalla disaffezione della gente nei confronti della politica con la p minuscola e così via: almeno in parte (una buona parte), sono tutti prodotti di come abbiamo fatto politica in questi ultimi 20 anni. In questo senso iniziative come Il nostro tempo sono non importantissime, di più!

Detto questo, credo però che un errore da evitare sia la rincorsa spregiudicata e acritica di tutto ciò che si muove intorno a noi.

Ad esempio, domani è il giorno degli “indignati”. E’ chiaro che i problemi sollevati da questo movimento sono assolutamente reali e, almeno noi che ci diciamo di sinistra, il problema di confrontarci con questa realtà, come con tante altre, dobbiamo porcelo. Ma dobbiamo anche essere in grado di dire dei no rispetto ad alcune idee e proposte che, francamente, mi sembrano ai limiti del ridicolo.

Forse l’ho detto male, ma il succo è: alziamo le antenne, parliamo con chi ci sta vicino, cerchiamo di capire tutte le ragioni in campo e facciamole anche nostre, ma attraverso una nostra iniziativa e una nostra sintesi; in caso contrario staremo facendo solo populismo a buon mercato.