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L’altra sera si parlava di antipolitica, di finanziamento pubblico ai partiti etc etc con gli amici del circolo PD del mio paese.

Prendendo spunto da questo contributo di Boeri e Bordignon (leggetelo, è molto, molto interessante), mi domando se l’antipolitica sia solo (si fa per dire) una reazione ai cattivi comportamenti della “politica” o, come sostiene ad esempio Serra, un modo utilizzato dalla “politica” per bollare tutto ciò che non si vuole o non si riesce a capire; e sarebbe forse ancora peggio.

Perché hai voglia a gridare alla demagogia dei Grillo di turno, ma qualcuno deve spiegare, se è capace, perché un rimborso elettorale si trasforma per quattro quinti in un contributo a fondo perduto ai partiti; qualcuno deve spiegare perché il mio partito spende 18 milioni di euro per le elezioni 2008  e ne riceve in cambio dallo Stato 180 milioni, 10 volte tanto!

E non si dica che lo stesso discorso vale per il PD come per gli altri partiti: sarebbe la conferma di ciò che sostengono gli antipolitici come Grillo, ovvero che “tanto tutti uguali sono”, e noi non vogliamo esserlo, vero?

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Ma ci sono o ci fanno?

L’ accordo sulla riforma elettorale, a mio parere, è l’esemplificazione di quello che la classe dirigente dei maggiori partiti italiani è in grado di produrre oggi: il nulla nella migliore delle ipotesi, pasticci e porcherie nella peggiore.

Se dovesse mai arrivare in porto per come è descritta oggi sui giornali, siamo di fronte ad un maialinum (definizione civatiana), il cui unico scopo sarebbe parare il culo a ABC (di più ad A e C, meno a B).  Se, come spero, verrà modificata (ma qui ci vorrebbe uno stravolgimento) resta un problema grosso come una casa: il tentativo iniziale è l’ennesimo segnale, l’ennesima giustificazione della distanza intergalattica che separa i cittadini dai partiti. E poi chi è che alimenta l’antipolitica? Anzi, chi è che fa antipolitica?

Una domanda ai dirigenti del Pd per concludere: ma abbiamo sostenuto (l’abbiamo sostenuta, vero?) la richiesta di referendum abrogativi del porcellum per poi partorire questa schifezza? Così, giusto per sapere.

PS: una delle chicche dell’accordo è l’ “avvio del superamento del bicameralismo perfetto”. Ma mi faccia il piacere!

Ce la possiamo fare?

A proposito di riforma del mercato del lavoro, il Pd poteva scegliere tra le tante, forse troppe, proposte già elaborate al suo interno: ddl Nerozzi, ddl Ichino, quelle più “socialdemocratiche” di Fassina. E invece all’ultimo momento ci si inventa un modello tedesco, pur di non scontentare la Cgil e di non assumersi responsabilità politiche autonome. Bene, avanti così che il muro è sempre più vicino.

Indignati a priori?

Da tempo c’è una parte del PD e dei progressisti in generale  che si dimostra particolarmente sensibile a quanto succede al di fuori del palazzo e della politica ufficiale/istituzionale (la c.d. società civile).

Bene, credo che sia la strada maestra da seguire per rinnovare i partiti e il PD, il mio partito, e per cercare quantomeno una “riduzione del danno” derivante dall’antipolitica, dalla disaffezione della gente nei confronti della politica con la p minuscola e così via: almeno in parte (una buona parte), sono tutti prodotti di come abbiamo fatto politica in questi ultimi 20 anni. In questo senso iniziative come Il nostro tempo sono non importantissime, di più!

Detto questo, credo però che un errore da evitare sia la rincorsa spregiudicata e acritica di tutto ciò che si muove intorno a noi.

Ad esempio, domani è il giorno degli “indignati”. E’ chiaro che i problemi sollevati da questo movimento sono assolutamente reali e, almeno noi che ci diciamo di sinistra, il problema di confrontarci con questa realtà, come con tante altre, dobbiamo porcelo. Ma dobbiamo anche essere in grado di dire dei no rispetto ad alcune idee e proposte che, francamente, mi sembrano ai limiti del ridicolo.

Forse l’ho detto male, ma il succo è: alziamo le antenne, parliamo con chi ci sta vicino, cerchiamo di capire tutte le ragioni in campo e facciamole anche nostre, ma attraverso una nostra iniziativa e una nostra sintesi; in caso contrario staremo facendo solo populismo a buon mercato.

Politicamente depresso

Alla fine di ogni estate, negli ultimi anni mi scopro sempre più deluso e politicamente depresso per quanto vedo e leggo a proposito del PD.

Pensavo che l’estate 2010 fosse stata il top da questo punto di vista, tra dichiarazioni a ruota libera sulle alleanze, su sistemi elettorali da riformare, su lettere di Uolter direttamente recapitate ai maggiori quotidiani e così via enumerando. Praticamente chiacchiere in libertà!

Pensavo che fosse stata il top … Ma l’estate 2011 si colloca nettamente più avanti in classifica! Alleanze, sistemi elettorali e lettere di Uolter ci sono sempre, in più c’é … tutto il carico aggiuntivo che sappiamo. E dire che con la scorsa primavera qualche bel risultato l’avevamo raggiunto (sebbene, in certi casi, di risulta) e, prima ancora in autunno, dei passi verso la delineazione di un progetto erano stati fatti.

Niente, non c’è niente da fare: la coazione a ripetere – gli errori, ovviamente – è più forte di tutti i venti di cambiamento, di tutte le manovre finanziarie che sarebbe facilissimo impallinare senza tentennamenti, di tutto insomma.

Il punto è che, in alternativa al PD, c’è il vuoto, la demagogia e i narratori più o meno raffinati. E allora? Boh, visto il mio stato di depressione politica, per ora sto a vedere cercando nel mio piccolo di smuovere la palude. Come si dice dalle mie parti: mo’ vediamo …

Nel frattempo, giusto per rimanere in tema, segnalo questo bellissimo pezzo apparso oggi sulla prima pagina di Repubblica. Allevia la solitudine e … accresce la depressione!

PS: nel frattempo provo a consolarmi anche leggendo Il midollo del leone e In nessun paese

Un post psicanalitico

Ieri ho letto questo post di Pippo Civati (di cui, ovviamente, consiglio vivamente la lettura) e, come spesso mi accade leggendo i suoi commenti, mi si riattizzano dubbi rispetto al pd.

Siccome la visione di cui Pippo parla, e che io ovviamente condivido al 100×100, fa molta fatica a manifestarsi anche nel nostro partito, mi interrogo sulla compatibilità di certe idee con quelle dei vertici del partito. Anche se nell’ultimo anno qualcosa si è mosso, chissà perchè soprattutto in estate (come un cagnolino affetto da sindrome da abbandono?) mi prende lo sconforto e, anche partendo dalla mia esperienza all’interno del pd locale, mi pongo dubbi e domande da psicanalista tipo: ma chi me lo fa fare? ne vale la pena? che ruolo c’è all’interno del partito? E via di questo passo.
Comunque poi prevale il “Resistere, resistere, resistere” … per ora …